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Scoperta a Roma la grotta di Romolo e Remo

Novembre 24th, 2007 Posted in cronaca eventi

Habemus Lupercalem. Il luogo segreto del mito fondativo, il Big Bang della romanità.
Una sonda che si cala per 16 metri nelle viscere del Palatino, tra il Tempio d’Apollo e la Chiesa di Sant’Anastasia. Una microtelecamera che svela i vivacissimi mosaici decorativi. Una sorta di ninfeo, una grotta di 7,5 metri d’altezza e 6 di diametro, annessa alla casa d’Augusto, in cui la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo con umana sollecitudine. Un santuario, un luogo legato ai culti di fertilità un po’ ferini, e come tale inviso ai papi, che a partire dal V secolo ne decretarono il progressivo oscuramento.

Adesso ci attendono anni di scavi, di rilevamenti, di studi, di ipotesi dotte e affascinanti. Ancora una volta sperimentiamo in noi stessi una delle tante scissioni di cui viviamo.

Da una parte il piacere di ancorare i grandi eventi mitologici a un «qui e ora» riconoscibile, turistico, frequentabile, esportabile. La nostra dipendenza dalle immagini si è ormai fatta così stringente che la nostra immaginazione ormai tutta virtuale e televisiva non riesce a procedere se non si appoggia al bastone di un supporto visivo, anche sfocato, anche incerto come le foto dei telefonini. Vedere con i nostri occhi la grotta della lupa ci aiuterà a reimpossessarci di una storia che restava confinata nelle poche righe dei testi di scuola.
Dall’altra il confronto della realtà storica e archeologica con il mito può rivelarsi pericolosa, addirittura deludente. Meglio tenersi il mito avvolto nelle sue nebbie grandiose o toccare con mano una realtà magari un po’ sottotono. Ogni lettore lo sa: i personaggi di romanzo che lui immagina sono molto più belli e ricchi di quelli offerti da qualsiasi trasposizione cinematografica. Il riscontro fattuale di eventi e modelli epico-mitologici può condurre alla fatale domanda: tutto qui? Chissà che Troia o l’antica Babilonia fossero, al naturale, villaggi fortificati, modeste cittadine edificate dai geometri d’allora. Chissà che i kolossal hollywoodiani, oggi affidati alle magie del computer, non servano meglio la nostra bulimia immaginativa.

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