Palazzo Firenze in Campo Marzio
Dicembre 10th, 2007 Posted in libri, Eventi
E’ stato presentato a Palazzo Firenze, sede della società Dante Alighieri, lo splendido volume "Palazzo Firenze in Campo Marzio", edito dall’Istituto Poligrafico e zecca dello stato, nel quale la professoressa Maria Giulia Aurigemma ricostruisce la storia dell’edificio. Si tratta del risultato di un rigoroso lavoro di ricerca e di un meticoloso studio dei documenti che porta alla luce le varie vicende che hanno segnato questo gioiello artistico ed architettonico di Roma.
di Fabio Massimo Penna
palazzo_firenze A come Asprucci. Verso la metà del Settecento Antonio Asprucci, architetto allievo di Nicola Salvi, realizza la facciata attuale in stile neocinquecentesco di Palazzo Firenze. L’architetto romano nella capitale viene incaricato della sistemazione di Villa Borghese con l’annesso casino. A lui era demandato anche l’incarico di occuparsi dell’ordinamento della collazione d’arte. All’interno della villa inserisce nel parco il tempietto di Diana, progetto ispirato al Tempio dell’Amore nel Parco di Versailles, e il Tempio di Esculapio, realizzato ad imitazione dei tempietti greci.
B come Bartolomeo Ammannati. Il più importante intervento di ristrutturazione architettonica di Palazzo Firenze fu realizzato per la famiglia Del Monte da Bartolomeo Ammannati. L’architetto e scultore di Settignano tra l’altro aggiunse un’ala monumentale all’edificio.
Quando il Palazzo alla fine degli anni ’60 del Cinquecento diviene la sede del giovane e brillante Cardinale Ferdinando, Granduca di Toscana dal 1587, Ammannati viene richiamato ad occuparsi dell’architettura del palazzo.
Bartolomeo Ammannati è uno dei grandi protagonisti del manierismo a Firenze. Nel capoluogo toscano realizza, in un arco di tempo compreso tra il 1555 ed il 1570, la ristrutturazione di Palazzo Pitti, destinato a divenire la residenza suburbana dei Medici, che ingrandisce con l’inserimento delle due ali retrostanti e del cortile. Insieme al Tribolo realizza il fastoso ed artificiale “giardino dei Boboli”, perfetta interpretazione del rinascimentale “giardino all’italiana” che mostra una razionalità nella sua disposizione che testimonia la capacità dell’uomo di dominare la realtà che lo circonda. Al periodo compreso tra il 1567 ed il 1569 risale un altro capolavoro architettonico, il ponte a Santa Trinita, che per le sue tre arcate dall’armoniosa proporzione venne definito il “ponte più bello del mondo”. A Roma a Villa Giulia costruisce, insieme a Giorgio Vasari, il famoso ninfeo. L’opera incarna le raffinatezze intellettuali tipiche del manierismo nella stupefacente successione di fontane e grotte disposte su tre livelli. Come scultore la sua opera più importante di Bartolomeo Ammannati è la fontana di Nettuno in piazza della Signoria a Firenze. La statua del Dio mostra una magniloquenza ed una pesantezza che avevano spinto i contemporanei a soprannominarla ironicamente “il Biancone”.