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Quarta conferenza nazionale sulla TV digitale terrestre all’Auditorium del Parco della musica.

Gennaio 30th, 2009 Posted in Eventi

 Pur espressamente diretta a fare il punto sulla transizione alla nuova tecnologia di trasmissione, la due giorni di lavori è stata monopolizzata dalla presentazione della nuova attesissima società “Tivù s.r.l.”, suddivisibile nelle sue due anime: “Tivù” e “Tivù Sat”, quest’ultima operativa sin dal prossimo giugno.

Tivù, partecipata da RAI e Mediaset con il 48% delle quote e da Telecom Italia media con il 4%, è una società di servizi che si occuperà di armonizzare dalla comunicazione agli aspetti tecnici relativi alla trasmissione televisiva digitale in Italia, preludendo, di fatto, a una fusione anche concettuale dei due sistemi principali di distribuzione via etere, la trasmissione via satellite e quella da terra.

Il concetto di piattaforma. L’uso del termine “piattaforma” è da sempre portatore di confusione, si può usare solo per semplicità, dopo averlo minimamente approfondito. Non ci sentiamo di definire “Tivù” come una completa “piattaforma digitale” (da mettere in concorrenza con altre “piattaforme” come quella marcata SKY) perché, e non è poco, non si occuperà della fornitura della “connettività” terrestre o satellitare. Le singole emittenti dovranno servirsi di terzi, come probabilmente già fanno, per la messa in onda o affittare banda satellitare direttamente da Eutelsat, il consorzio di gestione della famiglia Hotbird a 13 gradi est scelta come posizione di trasmissione da Tivù Sat per tutti i suoi soci.

L’emissione digitale terrestre è stata pure spesso chiamata genericamente “piattaforma”, invece di “sistema di trasmissione digitale terrestre o DVB-T”, generando non poca confusione. L’emissione digitale satellitare altrettanto spesso è stata confusa tout court con SKY Italia, la quale però non ha mai avuto né l’esclusiva per la trasmissione digitale da satellite (ci sono molti altri operatori, in Italia come in tutta Europa), né mai ha “posseduto nel suo bouquet” i canali generalisti RAI e Mediaset. Nonostante quanto si legge comunemente, i sei più popolari canali televisivi italiani sono trasmessi autonomamente da RAI e Mediaset e soltanto elencati nell’EPG di SKY.
 
Le novità. I più informati si staranno chiedendo, a questo punto, dove sia la novità, in fondo sembra che il problema sia solo allineare i canali disponibili nei due sistemi di trasmissione. La novità è, chiaramente, la “carta di accesso condizionato Tivù”: sarà finalmente possibile per i possessori della nuova carta vedere da satellite gli eventi sportivi, i film e tutte le altre produzioni per le quali RAI, Mediaset, La7 e tutti gli altri operatori che entreranno a far parte di Tivù non possiedono diritti per l’intera Europa e che fino a ieri erano “oscurati” nell’emissione. Grazie all’uso dell’algoritmo di crittazione “Nagravision”, già in uso nell’emissione digitale terrestre (in un primo momento era stato indicato “Irdeto”), si potrà impedire la visione nell’intera area “illuminata” dal satellite (il cosiddetto “footprint”) e garantirla agli “abbonati italiani”.

Infine, oltre la standardizzazione dell’accesso condizionato, Tivù offrirà ai suoi soci e agli spettatori italiani una seconda, spesso sottovalutata innovazione. Tivù riunirà tutte le emittenti italiane che vorranno nel lancio di un unico EPG globale. L’EPG è la “guida elettronica dei programmi” (da non confondere con le singole applicazioni mhp che qualche emittente ha pure realizzato, come la Guida RAI), possibile solo con la tecnologia digitale, purtroppo misconosciuta perché fino ad oggi di uso non pratico, non immediato. L’EPG consente di avere un quadro chiaro dei programmi in onda e che saranno successivamente in onda, attraverso una tabella che appare sullo schermo alla pressione del tasto EPG sul telecomando. Può consentire anche la gestione programmata degli eventi associabili al singolo programma, ad esempio la partenza di una registrazione. Quest’innovazione, che rende obsoleta qualunque guida cartacea, non è mai decollata compiutamente perché le emittenti non sono obbligate a trasmettere i dati digitali sulla programmazione in parallelo al programma audio e video: il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi in questo momento, non appaiono i palinsesti di

Più che semplice “piattaforma”, dunque, questa è vera la natura di Tivù, che fornirà servizi in mancanza dei quali sarebbe vanificato molto dell’”appeal digitale” al quale ci stiamo ancora abituando (come la comodità di avere liste ordinabili di canali, EPG, sintonizzazione automatica, informazioni sul programma in onda, doppio audio, sottotitoli e altro), riunendo, com’è logico che sia, tutti gli operatori televisivi nazionali ovvero la realtà industriale più frizzante e differenziata del continente europeo, se non mondiale. Sarà finalmente più chiaro a tutti, anche agli analisti più agguerriti nel mostrare e commentare grafici e tabelle di audience o share divisi per “piattaforma”, che gli spettatori sono interessati a vedere i programmi o tuttalpiù affezionati al canale, non da quale tipo di antenna o da quale tecnologia di cavo essi provengano.

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