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mostre a Roma: fra Giovanni Angelico

Gennaio 8th, 2008 Posted in Pittura e scultura a Roma

La studiosa che ha curato questa mostra – Sara Giacomelli – ha fatto un lavoro eccellente. Apertasi in sordina nel trambusto delle feste natalizie in quel luogo incantevole, lontano dalla pazza folla, che è appunto il museo di San Marco, la mostra permette fra l’altro di verificare fino a qual punto avesse ragione il grande Bernard Berenson, quando ormai circa un secolo fa provvide per primo a dimostrare che l’Angelico fu soltanto all’apparenza uno spirito ingenuo, ma al contrario un artista singolarmente complesso, giacché riuscì a porre i mezzi espressivi del primo Rinascimento al servizio di una fede radicata nel Medioevo. In effetti si può dire che egli nacque mentre il Medioevo moriva. Vide infatti la luce nel 1395, in provincia di Firenze, esattamente a Vicchio, ossia nello stesso borgo in cui era nato Giotto. Si chiamava Guido Di Pietro, ma quando prese i voti nel convento di san Domenico di Fiesole, assunse il nome di Giovanni da Fiesole, e solo molto più tardi la storia dell’arte si sarebbe incaricata di chiamarlo “il Beato Angelico”. Fu comunque alla sua luce già rinascimentale che guardarono a lungo prima Masaccio, quindi Piero della Francesca e tutti i pittori del Cinquecento. Fu inoltre il primo pittore italiano a dipingere un paesaggio non di fantasia, ma riconoscibile dal vero: la veduta del Trasimeno da Cortona. Sarà forse superfluo ricordare che il museo di San Marco è l’antico convento domenicano in cui l’Angelico abitò e dipinse molte sue celebri opere, fra le quali una toccante “Crocifissione” e “Il Tabernacolo dei linaioli" del 1443 con la cornice di Lorenzo Ghiberti. Nel museo sono fra l’altro conservati molti capolavori di altri grandi pittori di quella gloriosa stagione dell’arte toscana, fra i quali ricordiamo "La cena dei Domenicani" di Giovanni Antonio Sogliano e "L’ultima cena" del Ghirlandaio. Conviene inoltre ricordare che al primo piano si può ammirare la famosa biblioteca di Michelozzo, uno dei gioielli dell’architettura quattrocentesca, dove lungo tre navate separate da due file di colonne vengono a turno esposti rarissimi codici miniati del XV secolo.

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