Siti web Brescia

Bed and Breakfast Vaticano - Roma

  • Italian
  • English
  • Spanish
"...a soli 50mt. dall'ingresso di San Pietro!"
Home arrow Curiosità romane arrow Ville e Parchi Romani
Ville e Parchi Romani PDF Stampa E-mail
Ville e parchi
Gli alberi romani e l’Orto botanico
La maggior parte degli alberi di Roma sono a foglia larga perenne e quindi sempre verdi: fra essi spiccano il pino ombrello, i cipressi e le palme. Alcuni di questi alberi sono addirittura celebri come l’arancio di S. Domenico piantato dal santo spagnolo, il tronco rinsecchito della quercia del Tasso al Gianicolo, un cipresso detto “di Michelangelo” che sta la centro del maggiore chiostro della vecchia Certosa dentro il Museo Nazionale delle Terme (la tradizione vuole che sia stato piantato dal grande artista che disegnò il chiostro. Due notissimi pini, rimasti però solo nel ricordo, uno fiancheggiavano la scala del Campidoglio e l’altro, detto di Goethe, che si trovava sulla strada che porta in cima a Monte Mario. L’Orto botanico, situato tra la pendici del Granicolo e via della Lungara, nonostante le dimensioni limitate (11 ettari rispetto ai 202 di Londra, agli 80 di Vienna, ai 93 di Bruxelles). Nell’Orto botanico si trovano collezioni di palme acclimatate, di conifere, di graminacee, di rosacee e di laminacee. Nei pressi dell’ingresso dell’Orto si trova la gigantesca magnolia: uno degli alberi più celebrati di Roma.

Villa Sciarra
Sul colle del Granicolo c’è una villa dal carattere un po’romantico e decadente che appartenne ai Barberini-Sciarra nell’Ottocento e passò negli anni Venti ad un diplomatico tedesco, Wurst; egli ricostruì l’edificio e popolò i viali con un vasto corredo di statue settecentesche provenienti da una villa lombarda. Nel 1932, la sua vedova, Enrichetta Tower Wurst, la donò alla città. Nella palazzina ha oggi sede l’Istituto di Studi Germanici, mentre il giardino è aperto al pubblico e si presenta come un singolare ambiente di scelta vegetazione con la singolare di pavoni in libertà. L’esterno delle mura reca i segni delle cannonate sparate contro i Garibaldini dal Corpo di spedizione francese 1849.

Villa Glori
Sorge su una piccola collina a specchio del Tevere. È stata dedicata ai Caduti di tutte le guerre perché vi si svolse, il 24 ottobre 2867, una cruenta scaramuccia di alta risonanza nelle cronache del Risorgimento italiano.

La villa della Farnesina
Si tratta di un autentico “pezzo” del periodo aureo del Rinascimento romano (primo trentennio del Cinquecento) quando la città, piuttosto paganeggiante, sembrò risuscitare gli splendori della Roma imperiale. Questa villa venne costruita sulla riva destra del fiume grazie al contributo del più grande banchiere dell’epoca, Agostino Chigi senese, che teneva il proprio Banco di cambiavalute e finanziere davanti a Castel S. Angelo. Baldassarre Peruzzi ne fu l’architetto e contribuì alla decorazione pittorica insieme a Raffaello. Di quest’ultimo è celebratissima la figura della Galatea, una ninfa marina.

Villa Pamphili
È il più grande comprensorio di verde che la città di Roma abbia ereditato dalla sua classe principesca. Collocata a nord-ovest della città non è stata intaccata dall’edilizia, anche se questa la assedia tutt’intorno. Ha una superficie di 180 ettari (circa il doppio di villa Borghese). La sua acquisizione in due momenti diversi ha provocato la sua separazione in due parti di dimensioni quasi uguali separate dalla via detta Olimpica .

Il parco di villa Ada
Villa Ada, dal nome dell’antica proprietaria, o villa Savoia nel ricordo dei monarchi che la ebbero per circa mezzo secolo (qui passeggiavano Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia). L’ultimi re d’Italia, un uomo schivo della ufficialità e dei ricevimenti, la adottò come residenza privata. Non si tratta della classica villa romana principesca dalle raffinate architettura, ma di un ambiente piuttosto naturale. Essa comprende il colle detto “monte Antenne” dove sorse anticamente il villaggio Antemnae dal quale provenivano la famose donne sabine che Romolo e i suoi rapirono per dare vita alla loro città.

Il Pincio: più giovane di quanto sembra
Solamente il nome è antico: fa riferimento ad una grande villa della famiglia dei Pinci di epoca imperiale (erano imparentati con Nerone). Un robusto muro di sostegno dei terrazzamenti della villa stessa è incorporato nel tratto di mura di epoca imperiale che partono da piazza del Popolo. Il giardino, invece, venne realizzato all’inizio dell’Ottocento sul vasto orto dei monaci agostiniani che reggono la chiesa di S. Maria del Popolo (nel loro convento fu ospitato Martin Lutero). Durante la dominazione napoleonica di Roma, quando venne stabilito che la città doveva essere dotata di una pubblica passeggiata, venne realizzato un progetto del Valadier che prevedeva, oltre alla parte realizzata, anche una vasta estensione verde tra piazza del Popolo e il corso del Tevere. Dovettero passare, però, degli anni per la realizzazione del progetto (seppur parziale): la parte del giardino piano venne rimpiazzata visivamente da una cortina di pini e di cipressi attorno all’esedra verso il Tevere.
 
Pros. >