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"...a soli 50mt. dall'ingresso di San Pietro!"
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Pantheon Roma PDF Stampa E-mail

Antico tempio romano, popolarmente detto La Rotonda. Fu costruito nel Campo Marzio da Marco Vipsanio Agrippa , genero di Augusto, nel 27 a. C. che lo dedicò a Marte, Venere e a tutte le divinità.

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Plinio narra che l’edificio fu decorato dall’ateniese Diogene che produsse la cariatiri nel portico e le sculture del frontone. Devastato dall’incendio dell’80, restaurato da Domiziano, colpito dal fulmine nel 110, fu ricostruito da Adriano insieme ad altri edifici agrippini del Campo Marzio. Fu quest’ultimo che ricollocò e sulla fronte l’iscrizione originaria che a lungo ha ingannato gli studiosi sull’esatta collocazione cronologica dello stesso. Le strutture attuali appartengono alla ricostruzione di Adriano. Fu poi restaurato da Settimio Severo e Caracalla. Con la fine dell’impero romano cadde in abbandono: fu chiuso dai primi imperatori romani, saccheggiato dai barbari, spogliato delle tegole di bronzo dorato sostituite poi da un tetto di piombo. Si dovette aspettare fino al 608 per una sua rinascita quando Bonifacio IV lo consacrò alla Madonna e a tutti i martiri. Nel Medioevo fu considerato uno dei simboli e dei gioielli della città, e tuttavia adibito a fortilizio nelle lotte cittadine. Durante il rinascimento ebbe numerosi restauri e rifacimenti: Urbano VIII lo spogliò del rivestimento bronzeo delle travi del portico per farne il baldacchino di S. Pietro e i Cannoni di Castel Sant’Angelo; Clemente IX circondò il pronao con una cancellata di ferro; il Bernini eresse due campanili sul pronao (le cosiddette “orecchie d’asino”). Dopo l’unità d’Italia divenne sacrario dei re d’Italia. Descrizione del pantheon. Il pronao (portico) ha 16 colonne monolitiche di granito rosa. Al di là del pronao si aprono il portale (battenti di bronzo) e due nicchie. I muri della rotonda sono in laterizio e spessi 6,2 m. La cupola è in conglomerato a il suo diametro interno misura 43,3 m, l’occhio (diametro 9 m) è formato da un grande anello di bipedali legati ed è l’unica fonte di luce naturale dell’edificio. All’interno vi sono 7 nicchie dotate ognuna di due colonne scanalate in giallo antico più una nicchia centrale posta di fronte all’ingresso. Le nicchie custodiscono l’Annunciazione (affresco attribuito a Melozzo da Forlì), la tomba di Vittorio Emanuele II (ad opera di Manfredo Mameli), la tomba di Raffaello con la soprastante Madonna del Sasso, i sepolcri di Umberto I (ad opera di Giuseppe Sacconi) e di Margherita di Savoia, le epigrafi funebri di Flaminio Vacca, Taddeo Zuccari, Perin del Vaga.

 
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